Perché scegliere di essere un libero professionista?

Perché scegliere di essere un libero professionista?

Questa è una delle domande che io per prima, giovane laureata, mi sono posta quando ho deciso di iniziare il mio percorso lavorativo.

Probabilmente si tratta in primis di una sfida con noi stessi, siamo noi ad essere completamente padroni del nostro tempo, del nostro lavoro e dei nostri obiettivi.

Parlo al plurale perché anch’io come magari alcuni di voi, ho scelto di essere una lavoratrice autonoma e di diventare una consulente del lavoro.

 

Il libero professionista, secondo la definizione che è possibile leggere nel dizionario Treccani, è “colui che esercita una professione intellettuale o liberale come attività economica primaria a favore di terzi”. Tuttavia, questa definizione ci appare riduttiva.

La libera professione rientra nella categoria del lavoro autonomo, che si divide in due macro-gruppi. Il primo gruppo è costituito dalle “professioni protette” o “professioni ordinistiche”, cioè subordinate all’iscrizione ad un albo che permette di esercitare la propria professione e che implica lo svolgimento di periodi obbligatori di formazione (c.d. praticantato).

Il secondo gruppo è quello delle professioni non ordinistiche, ovvero quelle legate ad associazioni professionali, la cui iscrizione è comunque spesso subordinata al superamento di determinati periodi formativi richiesti per svolgere la propria professione.

 

Anch’io in questo periodo sto facendo il praticantato e mi sento di dare un suggerimento a tutti coloro che stanno leggendo: siate consapevoli della vostra scelta!

Personalmente, conoscendo le difficoltà del percorso che un lavoratore autonomo deve intraprendere, ho preferito prendermi del tempo per riflettere e per capire meglio il significato del lavoro autonomo; per questo motivo, al termine degli studi universitari, ho provato a lavorare come dipendente in alcune aziende.

Tuttavia, nonostante mi trovassi bene con le persone con cui lavoravo, sapessi che quello era il lavoro adatto a me e mi sentissi legata al posto di lavoro, avevo il costante desiderio di costruire qualcosa che dipendesse direttamente da me e dal mio impegno, volevo essere autonoma, assumermi le mie responsabilità e i rischi che questo comporta; solo una volta chiariti questi aspetti ho iniziato la pratica.

 

Il periodo di pratica non è un gioco da ragazzi: è faticoso e richiede molte ore di impegno sia nell’attività lavorativa che nello studio. A volte vi sentirete stanchi e demoralizzati e quello che vi farà proseguire nel vostro cammino sarà la vostra determinazione e la voglia di raggiungere gli obiettivi che vi siete prefissati. Dovrete trovare in voi la motivazione, la leva giusta che vi permetta di andare avanti anche quando vorreste scappare e mollare tutto, e prima o poi questa sensazione arriva per tutti, ma vietato mollare!

Dobbiamo essere consapevoli che il praticantato è il periodo in cui ci stiamo formando umanamente e professionalmente per svolgere il lavoro che abbiamo scelto, per questo è importante soprattutto scegliere il posto più adatto alla nostra persona e capire l’ambito in cui vogliamo specializzarci.

Ovviamente non è vietato cambiare studio se non ci sentiamo a nostro agio, ma penso che sia fondamentale più che trovare lo studio giusto, individuare un bravo mentore che ci formi e che sappia allo stesso tempo spronarci e valorizzarci.

Personalmente, sono contenta di aver dedicato del tempo alla ricerca dello studio professionale che fosse adatto a me, e aver detto un “no” in più dove non mi sentivo a mio agio, poiché alla fine sono riuscita a trovare un luogo in cui mi sento nel posto giusto, al di là delle difficoltà che il lavoro e la pratica comportano.

In passato ho svolto anche periodi di tirocinio, tuttavia il praticantato lo trovo diverso, in primis in termini di responsabilità, perché bisogna presentarsi davanti all’albo a cui si risponde, il quale valuta l’andamento del percorso professionale che si sta svolgendo.

Gli orari di lavoro spesso sono lunghi – non c’è un vero e proprio vincolo d’orario – e questo comporta fin dall’inizio una responsabilità verso sé stessi e nei confronti del tutor al nostro fianco, perché diventa compito nostro scegliere quando sarà opportuno fermarsi in studio per terminare un lavoro e quando invece uscire.

 

Il lavoro autonomo richiede sicurezza e padronanza del linguaggio oltre ad una certa capacità di risolvere i problemi senza lasciarsi abbattere. Senza dimenticare che al termine del periodo di pratica si dovrà affrontare il tanto temuto esame di stato abilitante alla professione.

 

Mi rendo conto che tutto questo può sembrare una sorta di sfida impossibile; ai più giovani potrebbe ricordare il libro di Suzanne Collins dal titolo Hunger Games, in cui la protagonista, Katniss Everdeen, deve superare all’interno di un’arena di combattimento una serie di prove impossibili. Quello che le permette di non arrendersi e di superare ogni sfida è avere un obiettivo chiaro e la giusta determinazione per raggiungerlo.

Per superare le sfide è importante essere preparati e avere gli strumenti giusti per affrontarle, l’eroina del libro aveva un arco, noi invece dobbiamo sviluppare o rafforzare alcune competenze.

 

A tal proposito ho voluto chiedere direttamente ad alcuni liberi professionisti appartenenti a diversi settori di elencare le soft skill ritenute da loro indispensabili per essere un lavoratore autonomo di successo. Tra queste emergono:

  • Autodisciplina e autogestione, sapersi controllare a livello emotivo.
  • Organizzazione e gestione del tempo; infatti il rischio principale di chi ha molto tempo a disposizione è quello di perdersi, per questo è fondamentale capire quanto tempo dedicare ad ogni attività.
  • Spirito di iniziativa e intraprendenza nel trovare soluzioni ai problemi senza lasciarsi spaventare.
  • Formazione costante per un miglioramento continuo, essere il più informati possibile sulle novità e cercare sempre di approfondire, essere curiosi.
  • Coltivare buone relazioni e creare un buon network tra professionisti, essere umili nel chiedere aiuto ai colleghi e nel confrontarsi quando si hanno dei dubbi.

 

E ora, dopo un grosso in bocca al lupo a tutti i futuri liberi professionisti, non ci rimane che buttarci anche noi nella mischia!

Francesca Gerosa

Francesca Gerosa

Life & Career Coach
Osservatorio Mondo del Lavoro

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